Ottonelli, Giovanni Domenigo ; Berettini, Pietro · p. 57-59
San Tomaso insegna conforme al Filosofo, quod secundum omnem sensum est delectatio I. 2. q. 31 a. 4 al 1.,che si dà un diletto, che si chiama sensitivo, cagionato dalla cognitione del senso, e che stà nell’appetito inferiore : e questo nasce dalle sacre immagini, quando il senso dell’occhio conosce in quelle la gratiosa varietà de’ colori, la vaghezza de’ lumi, l’artificio del disegno, la gentilezza degli ornamenti, & il resto, che veduto empie di dolce maraviglia l’animo dello spettatore. Questo diletto ricevono in gran maniera que’ giuditiosi intelligenti, che, havendo occhio buono, si lasciano rapire à mirare con somma attentione ciacun’opera di valent’huomo. Eliano racconta L. xiv var. hist., che l’antico Pittor Nicostrato, mirando una volta l’Helena dipinta da Zeusi, rimase stupefatto in guisa, che quei che lo viddero come rapito, s’accorsero, ch’egli era tutto pieno d’altissima maraviglia ; onde uno se gli accostò chiedendo. E perche ammirasse tanto quell’opera di pittura ? A cui rispose. Non id me rogares si meos oculos haberes. E volle dire. Se tu havessi buono occhio, come ho io, per mirar questa bellissima pittura, non mi faresti una tal dimanda intendendo molto bene, che io meritamente son rapito da diletto grandissimo nel rimirare l’esquisitezza del suo artificio. Cosi aviene à molti pratici del nostro tempo nel mirare qualche opera eccellente. E’ vero con tutto ciò, che alle volte per goder cotal diletto, basta lasciarsi consigliar dal senso, senza consultar con la ragione. Quandoq[ue] aliquis, dice S. Tomaso, sensit aliquam delectationem secundum corpus, de qua tamen non gaudet secundum rationem I. 2. q. 31.a. 3. c.. Dichiarasi questo col seguente caso.
Cosimo Roselli Fiorentino, e buon Pittore, non però eccellente, andò à Roma chiamato con altri Pittori per far l’opera, che Sisto IV, comandò si facesse nella Cappella di Palazzo. Egli vi dipinse tre historie, dipinger dovene altre Sandro Botticello, Domenico Ghirlandaio, l’Abbate di San Clemente, Luca da Cortona, e Pietro Perugino Vasari, p. 2 nella vita di Cosimo.. Il Papa haveva ordinato un premio, oltre il pagamento, a chi meglio havesse lavorato, secondo il giuditio, e gusto del medesimo Papa il quale, finite l’opere, venne per giudicarle. Ciascuno di que’ valent’huomini haveva procurato lavorar in modo, che l’honore, & il premio fusse suo. Cosimo sentendosi debole d’inventione, e di disegno, occultò il suo difetto con astutia. Condusse tutta l’opera con finissimi azzurri oltramarini, e con vivacissimi colori, & illuminò con molto oro tutte tre l’historie, credendo che il Papa, come poco intendente di quell’Arte, lo dovesse dichiarar vincitore, e premiare. Venne il giorno assegnato ; ciascun di que’ Maestri scoprì l’opera sua, e Cosimo anche la sua ; mà fu da quelli schernito non poco, come che conoscevano la sua debolezza, e s’avvidero dell’astutia. Non così il Papa, il quale entrato nella Cappella, e girato l’occhio intorno, restò preso dallo splendore dell’oro, dalla finezza dell’azzuro, e dalla vaga apparenza di quei bellissimi colori : e pero l’opera di Cosimo più, che tutte l’altre approvò, e dichiarò, haver lui meglio lavorato, e l’honorò col premio ; anzi volle di più, che ciascun’altro Artefice arricchisse con oro le dipinte historie, e che l’acconciasse con miglori azzurri ; accioche fussero simili nella ricchezza, e nel colorito à quelle, che da Cosimo erano state dipinte, & ornate. E que’ valent’huomini furono costretti ad accomodarsi al genio, e volontà del Pontefice.
Hora dirà qualche saggio Lettore, e saggiamente, che il diletto preso dal Papa col senso dell’occhio fu tale, e tanto grande, che gli abbagliò il lume della ragione, e lo mosse à dare una sentenza pregiuditiale al giusto. Poteva egli per verità, e per giustitia, se fusse stato intelligente di pittura, dar una sentenza simile à quella, che diede l’antico Apelle, vedendo una figura d’Helena fatta da un giovane suo discepolo, che non potendo dipingerla molto bella, per la debolezza del suo sapere, la dipinse molto ricca, & ornata d’oro, al qual caso alluse Clemente Alessandrino II Paed. c. 12. scrivendo. Apelles Pictor, cum vidisset quendam ex suis discipulis pinxisse Helenam muleo auro ornatam. O adulescens, inquit, cum non posses pingere pulchram, pinxisti divitem.