Anecdote · Fiche 11

Apelle, le Cheval

Fortune textuelle et iconographique d’un récit antique, ordonnée par sources, langues et représentations.

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11
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Chronologique

Chronologie documentaire

Chronologie des attestations et de la transmission

53 textes affichés

77Date de rédaction
latinTexte 258 · Source 53

Naturalis Historia, liber XXXV

Pline l'Ancien (Gaius Plinius Secundus)

Est et equus eius, siue fuit, pictus in certamine, quo iudicium ad mutas quadripedes prouocavit ab hominibus. Namque ambitu praeualere aemulos sentiens singulorum picturas inductis equis ostendit: Apellis tantum equo adhinniuere. Idque et postea semper euenit, ut experimentum artis illud ostentaretur.

italienTraduction 259

Pline l’Ancien; Landino, Cristoforo; Brucioli, Antonio — Historia naturale di C. Plinio Secondo di latino in volgare tradotta per Christophoro Landino, et novamente in molti luoghi, dove quella mancava, supplito, et da infiniti errori emendata, et con somma diligenza corretta per Antonio Brucioli. Con la tavola…

Dipinse ancora un cavallo o veramente nel combattimento nelquale lui dagl’huomini appello alle bestie. Impero che intendendo che e suoi emoli havevono piu favore, tolse le picture di tutti e di per se le mostro a cavagli equali anitrirono solamente a quella d’Apelle e dipoi sempre se monstro tale experimento de l’arte.

italienTraduction 260

Pline l’Ancien; Brucioli, Antonio — Historia naturale di C. Plinio Secondo nuovamente tradotta di latino in vulgare toscano per Antonio Brucioli

Et è un cavallo suo, ò fu, dipinto in certame, il quale giudicio prevocò dagli huomini alle mute bestie. Perche sentendo che per forza di favore i suoi emuli prevalevano dimostro le pitture di tutti à cavagli la condotti. Et solamente anitrirno al cavallo di Apelle. Et dipoi si è mostrato sempre questo esperimento di quella arte.

italienTraduction 261

Pline l’Ancien; Domenichi, Lodovico — Historia naturale di G. Plinio Secondo tradotta per Lodovico Domenichi, con le postille in margine, nelle quali, o vengono segnate le cose notabili, o citati alteri auttori… et con le tavole copiosissime di tutto quel che nell’opera si contiene…

Ecci anco, over fu di sua mano un cavallo dipinto a concorrenza, dove lasciando il giudicio degli huomini, s’accostò a quello de gli animali senza ragione. Percioché conoscendo egli, come i suoi concorrenti con le prattiche, lequali essi havevano fatte, gli sarebbono rimasi superiori, fece venire le cavalle quivi dove ciascuno havea dipinto il suo cavallo; dove le cavalle standosi chete a vedere tutti gli altri, rignarono solo al cavallo d’Apelle, e cio si mostrò poi sempre per esperimento di quella arte. Rignò similmente il cavallo d’Alessandro vedendosi dipinto per mano d’Apelle, e cio con biasimo d’Alessandro. Vedi Eliano nel li. 2 della varia istoria.

françaisTraduction 262

Pline l’Ancien; Du Pinet, Antoine — L’histoire du monde de C. Pline second… mis en françois par Antoine du Pinet

Il fit pareillement un cheval, dont sera à jamais parlé : aussi fut il fait à l’ennuy de certains autres peintres, qui contendoyent contre luy à qui feroit le mieux. Et craignant que la faveur qu’avoyent ses parties ne luy fist perdre le prix qu’il meritoit, il aima mieux suyvre le iugement des bestes que des hommes. Et de fait, ayant monstré les chevaux de ses parties aux chevaux naturels, ils n’en tindrent compte : mais des qu’il mit le sien en monstre, les chevaux commencerent à hannir contre. Lequel moyen servit de regle par apres pour faire l’essay des besongnes bien faites en peinture.

françaisTraduction 263

Pline l’Ancien; Poinsinet de Sivry, Louis — Histoire naturelle de Pline, traduite en françois [par Poinsinet de Sivry], avec le texte latin… accompagnée de notes… et d’observations sur les connoissances des anciens comparées avec les découvertes des modernes

Il peignit aussi un Héros nud, peinture où l’artiste provoqua la nature. Il la provoque encore (supposé que l’œuvre n’ait point péri), non plus au jugement des hommes, mais à celui des quadrupedes, dans son cheval de concours ; car s’apercevant que ses rivaux prévaloient sur lui par leurs brigues, il exposa leurs tableaux et le sien en présence de chevaux réels, lesquels hennirentValere Maxime, liv. 8, chapitre 11 : Quo excusabilior est error equi qui visa picturâ equae, hinnitum edere coactus est. pour le seul cheval d’Apelle. Epreuve employée constamment depuis par les artistes, pour les tableaux où ils représentent des chevaux.

(201):(235)Date de rédaction
grecqueTexte 264 · Source 521

Ποικίλη ἱστορία

Élien (Κλαύδιος Αἰλιανός)

Ἀλέξανδρος θεασάμενος τὴν ἐν Ἐφέσῳ εἰκόνα ἑαυτοῦ τὴν ὑπὸ Ἀπελλοῦ γραφεῖσαν οὐκ ἐπῄνεσε κατὰ τὴν ἀξίαν τοῦ γράμματος. εἰσαχθέντος δὲ τοῦ ἵππου καὶ χρεμετίσαντος πρὸς τὸν ἵππον τὸν ἐν τῇ εἰκόνι ὡς πρὸς ἀληθινὸν καὶ ἐκεῖνον « ὦ βασιλεῦ » εἶπεν ὁ Ἀπελλῆς « ἀλλ’ ὅ γε ἵππος ἔοικέ σου γραφικώτερος εἶναι κατὰ πολύ ».

françaisTraduction 4674

Élien (Κλαύδιος Αἰλιανός) — Ποικίλη ἱστορία

Quand Alexandre vit son portrait peint par Apelle à Éphèse, il ne loua pas ce tableau à sa juste valeur. Mais son cheval, qu’on avait amené, hennit à l’encontre de celui du portrait, comme s’il s’agissait d’un autre cheval réel. « Mon roi, dit Apelle, il semble que ton cheval soit bien plus amateur de peinture que toi. »

(1540–1550)Date de rédaction
italienTexte 270 · Source 94

Il codice Magliabechiano cl. XVII. 17 contenente notizie sopra l’arte degli antichi e quella de’ fiorentini da Cimabue a Michelangelo Buonarroti, scritte da anonimo fiorentino

· p. 25

Dipinse un cauallo a gara con altrj pittorj ; et per uedere, qual piu al naturale ritr(a)essj, furono mostrj a cauallj et a quel d’Apelle solamente anitrirno ; et fecion feste.

1548Date de rédaction
portugaisTexte 266 · Source 173

Da pintura antiga

Hollanda, Francisco de · p. 337

Não é cousa facil de dizer quaes das obras d’Apelles fossem mais nobres que elle tirava ao natural ; de maneira que os que d’isso entendiam, julgavam nas suas feguras as compreissões e os annos que aquellas pessoas podiam viver, ou que já viveram. E pintava os cavallos de maneira com que aos vivos fazia rinchar.

1548Publication originale
italienTexte 268 · Source 293

Dialogo di pittura

Pino, Paolo · p. 111

suit Apelle, irreprésentable Dipinse Apelle un cavallo a concorrenza d’alcuni fatti da altri pittori, e volendo quelli giudici conoscere il più perfetto tra quelli, fecero condurre alcuni cavalli vivi al conspetto de’ dipinti, e, vedendo quello d’Apelle, cominciorono a nitrire et alterarsi, ma per gli altri non fecero alcun segno.

1557Publication originale
italienTexte 269 · Source 125

Dialogo di pittura intitolato l’Aretino, nel quale si raggiona della dignità di essa pittura e di tutte le parti necessarie che a perfetto pittore si acconvengono

Dolce, Lodovico · p. 182

suit Zeuxis et Parrhasios Et Apelle avendo dimostri alcuni dipinti cavalli di diversi pittori a certi cavalli veri, essi stettero cheti, senza che apparisse in loro segno che essi gli conoscessero per cavalli ; ma poi che egli appresentò loro un suo quadro, ove era un cavallo di sua mano dipinto, quei cavalli subito al veder di questo annitrirono.

1567Date de rédaction
italienTexte 271 · Source 4

Lettera a m. Giorgio Vasari, nella quale si racconta i nomi, e l’opere de’più eccellenti artefici antichi in Pittura, in bronzo, et in marmo

Adriani, Giovanni Battista · p. 193

Dipinse ancora a pruova con certi altri pittori un cavallo, dove, temendo del giudizio degli uomini, et insospettito del favore de’ giudici inverso i suoi avversarii, chiese che se ne stesse al giudizio de’ cavagli stessi ; et essendo menati i cavalli d’attorno a’ ritratti di ciascuno, ringhiarono a quel d’Apelle solamente – il qual giudizio fu stimato verissimo.

(1571)Date de rédaction
italienTexte 273 · Source 232

Discorso di Bartolomeo Maranta all’Ill.mo Sig. Ferrante Carrafa marchese di Santo Lucido in materia di pittura, nel quale si difende il quadro della cappella del Sig. Cosmo Pinelli, fatto per Tiziano, da alcune opposizioni fattegli da alcune persone [Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. II c. 5]

Maranta, Bartolomeo · p. 884

Vi furono eziandio degli altri, co’ quali postosi a gara a dipignere un cavallo, fu il suo così meraviglioso, che ad esso solo i cavalli annitrirono.

1584Publication originale
italienTexte 275 · Source 55

Il riposo di Raffaello Borghini : in cui della pittura, e della scultura si fauella, de’piu illustri pittori, e scultori, et delle piu famose opere loro si fa mentione ; e le cose principali appartenenti à dette arti s’insegnano

Borghini, Rafaello · p. 37

suit Zeuxis et Parrhasios E le cavalle non anitrirono al cavallo dipinto da Apelle ?

1584Publication originale
italienTexte 276 · Source 55

Il riposo di Raffaello Borghini : in cui della pittura, e della scultura si fauella, de’piu illustri pittori, e scultori, et delle piu famose opere loro si fa mentione ; e le cose principali appartenenti à dette arti s’insegnano

Borghini, Rafaello · p. 277

Dipinse a concorrenza con altri pittori un cavallo; ma temendo de’ favori de’ suoi aversari appresso à giudici, chiese di gratia, che tene stesse al giudicio degli istessi cavalli: e perciò essendo menati alcuni cavalli vivi attorno a quelli ritratti, solamente quando furono avanti à quel d’Apelle anitrirono.

1584Publication originale
italienTexte 277 · Source 192

Discorso intorno alla scoltura, et pittura

Lamo, Alessandro · p. 13-14

Contengono in oltre queste gratiose arti una quasi divina eccellenza, e che ciò sia vero, mi si puotrà mai negare, che effetto non sia di sovrahumano intelletto capire, imprimere, e ritenere salde nella memoria tante varietà di cose, e poscia coi colori, co’ lumi, con l’ombre coi lineamenti, e dintorni tanto bene isprimerle, e renderle simili al vero, et al vivo, che, come racconta Plinio, il Budeo, et il Testore, si senteno all’aspetto d’una depinta vacca inamorati i tori mandar dal infiamato petto amorosi muggiti ; annitrir cavalli all’obietto d’una depinta cavalla ; abbaiar cani contro un depinto cane.

1584Publication originale
italienTexte 274 · Source 221

Trattato dell’arte della pittura, scultura ed architettura

Lomazzo, Gian Paolo · p. 164

voir le reste dans Zeuxis et Parrhasios Mi sovienne ancora di quella grandissima maraviglia del cavallo dipinto per mano d’Apelle a confusione d’alcuni pittori che lo gareggiavano, il quale tantosto che i cavalli vivi ebbero visto, cominciarono a nitrire, sbuffare, e calpestrar co’ piedi in atto d’invitarlo a combattere.

1584Publication originale
françaisTexte 4965 · Source 1134

Les vrais pourtraits et vies des hommes illustres grecs, latins et paiens

Thévet, André · fol. 503r-v

Je pouvoie icy employer, pour preuve de mon dire, l’estime qu’on a faict des peintures de Timarele (sic), Irene, Calypso, Aristarete et Lala Cyzena si je ne sembloye vouloir preferer les femmes à Zeuziz, Parrhase, Apelles, Aristides, Polygnote, Euphranor, et plusieurs autres excellens pourtrayeurs, aucuns desquels ont avec si grand heur rencontré, que nous lisons que les raisins pourtraicts par Zeuzis inviterent les oyseaux à les venir bequeter, et le cheval d’Apelles en platte peinture esmeut les naturels à hennir. voir aussi Femmes peintres, Zeuxis et Parrhasios

1587Publication originale
italienTexte 278 · Source 16

De’ veri precetti della pittura

Armenini, Giovanni Battista · p. 234

Ma ritornando a dir d’Apelle, io dico ch’egli non doveva di certo essere eccellente solo nell’arte della pittura, ma in molte cose ancora; ond’io sono astretto a dir di lui sopra d’un suo meraviglioso aviso, ch’ebbe con certi altri pittori quando, dipingendo a prova un cavallo e temendo del giudicio de gli uomini et entrato in sospetto del favor de’ giudici verso i suoi aversarii, chiese che se ne stesse al giudicio de’ cavalli vivi, i quali, essendo menati attorno i ritratti di ciascuno, annitrirono a quel d’Apelle solamente, il qual giudizio fu stimato esser verissimo.

1591Publication originale
italienTexte 279 · Source 97

Il Figino

Comanini, Gregorio · p. 280

Annitrirono i cavalli al cavallo effigiato da Apelle ; gli ucelli volarono a beccar l’uve dipinte da Zeusi ; un pittor finse un uom sbadigliante, dinanzi al quale tante volte sbadigliavano i riguardatori, quante volte lo riguardavano. Che vi pare di queste immagini ? Non bisogna egli confessare che fossero di tutta perfezzione ?

1598Publication originale
anglaisTexte 4915 · Source 242

Palladis Tamia : Wits Treasury, Being the second part of wits Commonwealth

Meres, Francis · p. 287

Apelles painted a mare and a dogge so livelie, that horses and dogges passing by woulde neigh, and barke at them suite Apelle et Alexandre

1600–1604Date de rédaction
françaisTexte 280 · Source 343

Recueil de Similitudes

Sales, François de · p. 116

Il fit un cheval a l’envy d’autres peintres qui voulait (sic) emporter le prix sur luy, et se doutant que la faveur de ses parties ne luy fit perdre le prix, il ayma mieux suivre le jugement des bestes. Et ayant monstré les chevaux de ses parties aux chevaux naturelz, ilz n’en tindrent compte; mais leur ayant monstré le sien, ilz commencerent a hennir contre : qui servit par apres de regle aux espreuves de peintures. Les bêtes rendent gloire à Dieu, ainsi que les êtres inanimés, et les Gentils qui n’ont pas la loi, font ce que la loi commande.

1603–1604Publication originale
néerlandaisTexte 272 · Source 757

Het leven der oude antijcke doorluchtighe schilders

Van Mander, Karel · fol. 81v

Hy maeckte oock een Peerdt, daer men altijt oft eeuwich van te spreken sal hebben, het welck was ghedaen om te best teghen eenige Schilders, die tegen hem weddeden, wie dat den anderen soude hier in overtreffen: En vreesende, door de veel goetgunstige zijnder wederpartijen.hem zijnen verdienden prijs mochte ontwesen worden, en anderen toegeleyt, soo verkoos hy liever het oordeel der beesten, als des Menschen. So dat hy voor eerst de Peerden van dees ander gedaen voor ander levende Peerden heeft gestelt, de welcke daer niet op en achteden, noch geen werck van en maeckten: maer so haest en stelde hy hun het zijn niet voor ooghen, of de levende en begondender tegen te briesschen of te neyen. Dus danighe proeven werden namaels ghemeenlijck in veelderley constige Schilderijen als eenen ghemeenen regel onderhouden.

1604Publication originale
néerlandaisTexte 281 · Source 381

Den grondt der edel vry schilder-const

Van Mander, Karel · fol. 40r-v

§24.  Appelles, den Hooft-schilder van den Ouden, Men dede voormaels grooten vlijt in Peerden, want daer was Prijs toe opghestelt.

Met meer ander Schilders te zijnen tijde, 

Hebben hier in t’samen wedspel ghehouden: 

maer hy, vreesende dat de Menschen souden 

Qualijck teghen hem oordeelen uyt nijde, 

En wijsen uyt jonsten, ter ander sijde 

De sake, tot zijn wederstrijders voordeel, 

Begeerde veel liever der Beesten oordeel. 

§25.  Dus by zijns partien gheschilderde Rossen Appelles begeerde der Beesten oordeel:

Liet hy natuerlijcke Peerden aenvoeren, 

maer watter aen schortt’, als ghemuylband’ Ossen,

Ginghen voorby, sonder stemme te lossen:

maer does’ Appellis werck ginghen beloeren, Peerden brieschen op zijn gheschilderde Peerden.

Begonden sy briesschen, en hun beroeren,

Sulck vonnis met den Beesten onbedroghen 

Is naemaels gheworden al meer gheploghen. 

§26. Dit wedtspel onser Voorders doet ons mercken, Exempelen van seer schoon Peerden der Antijcken, tot Venetien, en Room.

Hoe sy ondersochten de Const ydoone,

Soo oock noch tuyghen voorhandighe wercken, 

Als te Venedich op’t portael der Kercken, 

Vier coper Peerden, uytnemende schoone, 

En te Room op’t Capitoly ten toone,

T’Natuer overtreffende Peerdt ghegoten,

Daer t’leven, maer gheen Const is uytgesloten. 

§27. Daer toe de Peerden des Monte Cavalen, 

Van Praxiteles, en Phydias handen,

Aen alle dese, dan om niet te dwalen, 

In kennisse der schoonheyt, salmen halen 

Een goet bewerp, en de rechte verstanden:

Want ter Weerelt in gheen plaetsen, oft Landen, 

En weet ick yet beters, om ons te gheven 

Te kennen t'schoonst, en alder beste leven.

françaisTraduction 282

Van Mander, Karel — Den grondt der edel vry schilder-const

§24. Apelle, le principal peintre des anciens On était très appliqué, autrefois, lorsqu’on peignait des Chevaux, car des Prix étaient proposés

Et quelques autres peintres de son temps

Ont organisé ensemble un concours dans cette matière.

Mais Apelle, craignant que les hommes n’émettent, par jalousie, un mauvais jugement sur lui,

Et ne se prononcent qu’avec partialité

Pour l’autre côté, au bénéfice de ses concurrents, 

Souhaita plutôt recevoir le verdict des bêtes.

§25. Il fit donc conduire de vrais chevaux Apelle préféra le verdict des bêtes.

Vers les coursiers que la partie adverse avait peints.

Mais y avait-il un défaut ? En tout cas, tels des bœufs muselés, 

Ils passèrent sans faire de bruit.

Mais quand ils aperçurent l’œuvre d’Apelle, Les chevaux s’ébrouent contre les chevaux peints

Ils commencèrent à s’ébrouer et à s’agiter.

Un tel verdict, provenant de bêtes forcément sincères,

A été plus souvent sollicité après.

§26. Ce concours de nos prédécesseurs Exemples de très beaux chevaux antiques à Venise et à Rome.

Nous fait remarquer avec quel sérieux ils examinaient les œuvres d’art.

En témoignent aussi les œuvres qui subsistent : 

Par exemple à Venise, au-dessus du porche de l’église,

Il y a quatre chevaux en bronze d’une beauté exceptionnelle ;

Et à Rome, sur le Capitole, on peut admirer

Un cheval en bronze plus beau que nature

Auquel ne manque que la vie, mais pas l’art.

§27. Il y a aussi les chevaux de Monte Cavallo

De la main de Praxitèle et Phidias.

De tous ces exemples, on peut tirer,

Pour ne pas errer dans la connaissance de la beauté,

Un bon modèle et une compréhension correcte. 

En effet, nulle part dans le monde, dans aucun pays,

Je ne connais rien qui puisse nous donner aussi bien

La connaissance du plus beau et du meilleur de la vie.

1610Publication originale
latinTexte 283 · Source 351

Antverpia

Scribani, Charles (Carolus Scribanius) · p. 39

Cocxij est Anverpiæ Sebastianus iaculo transfixus: in quo videas sentire animam, sinistri pedis femorisque retractu, cum intima, sagitta depascitur: quin et spectatores vulneris dolorem sentiunt: et Georgius ad eadem manu trunco affixus; rotaque crudeli circumactu Martyris membra perpetuis nouaculis dilaniatura, in ipso volutionis suæ initio cælo tacta, et in crudelitatis ministros eo potentius sæuiens, quo in vnum Martyrem multorum carnificum ingenia sudauerant. Equos hic habes cum sessoribus turbatos; vnum etiam excussum pronum in terra, in cuius nudo dorso omnis ars certare videatur: neque minor hic naturæ expressio quam in Apellis equo, ad quem adhinniuerunt equi viui.

1614Publication originale
italienTexte 284 · Source 234

Dicerie sacre

Marino, Giovanni Battista · fol. 4r

voir aussi: Praxitèle Vénus; Myron Vache; Apelle Cheval Et che che se le mancano i lumi, e l’ombre che può dar l’Artefice, ella hà nondimeno quelli, e quelle che fà la Natura istessa, e che si vanno naturalmente variando; et che se dal canto di lei s’adducono l’uve di Zeusi, il cavallo d’Apelle, e i cani di Nicia, dove corsero gli animali; per sé non mancano la giumenta di Mirone, la Verene di Prassitele, e quella di Pigmalione, di cui s’innamorarono gli huomini.

1614Publication originale
italienTexte 285 · Source 234

Dicerie sacre

Marino, Giovanni Battista · fol. 55r

.Plat. in Phædr. Pictura opera tanquam viventia extant, si quid vero regaveris, verecunda admodum silent. Et non hà dubbio, che tutte le cose ben disegnate, e ben colorite da chi sappia a tempo e luogo compartir gli splendori, e i reverberi, et osservar giudiciosamente in esse i reflessi de’ lumi, e i recessi dell’ombre, non rendano nel gesto che rappresentano, il medesimo aspetto, che rende la Natura istessa. Scrivesi, Stab. Liv. 14 ch’alla pernice dipinta da Protogene nell’isola di Rodi volarono le pernici. Leggesi, Plin. L. 35 che il drago dipinto nel Triumvirato fece cessare gli uccelli dal cato, che interrompenano il sonno a Lepido. Narrasi, Ibid. che i corvi ingannati dalle tegole dipinte nel theatro di Claudio il bello, per uscir delle finte finestre gli volarono negli occhi. Raccontasi, Ibid. ch’Apelle l’imagini altrui dipigneva tanto simili al vivo, che molti indovini, e metoscopi dalla faccia de’ritratti pronosticarono la vita, e la morte de gli huomini. Il medesimo Apelle dipinse una volta un cavallo, il quale non così tosto le cavalle vive hebbero veduto, che co’nitriti, e col calpestio la naturalezza dell’opera approvarono. Tale, e tanta è la forza del colorito, e di sì minuto magistero è capace, che non è cosa alcuna corporea da Dio creata, la qual non si possa con colori rappresentare, come se vera fusse.

1638Publication originale
espagnolTexte 287 · Source 258

Arte de la pintura

Pacheco, Francisco · p. 156

Tuvo, como todos los grandes artifices, grandes competidores, pero apeló dellos a las bestias, y pintó un caballo, entre los que ellos habían pintado, a que sólo relincharon los caballos vivos, con que desmintieron a sus émulos.

1638Publication originale
anglaisTexte 286 · Source 845

The Painting of the Ancient

Junius, Franciscus · p. 305

Art therefore is never better, but when she is likest unto Nature : Art is then perfect, said Dionysus Longinus De Sublim.§ 19, when she seems to be Nature. This was the reason why Apelles mistrusting the judgment of partial censurers, did appeal from them to the very beasts : for having perceived, said Pliny, that his emulators were like to prevail by some favour prepared with great suite, he showed every one his work unto some horses that were brought into the room: but the horses did only weigh to Apelles his horse: and this was ever after held to be a trial of Art: see Ælian. Var. hist. lib. II, cap. 3, and Valer. Masimus lib. VIII, cap. II exemplo externo 4. Such painters on the contrary as did mistrust their own skill, and found themselves to come far short of Nature, could never abide that their pictures sould be compared with that truth of life which is in things natural. A certain painter therefore, as Plutarch reported, who painted cockes most unluckily, gave his boy great charge, to chase the true cockes away from his picture. De discr. adul. et amici.

1642Publication originale
italienTexte 288 · Source 46

Trattato della pittura

Bisagno, Francesco · p. 227

voir le reste dans Zeuxis et Parrhasios Mi sovviene ancora di quella grandissima maraviglia del cavallo dipinto per mano di Apelle, a confusione di alcuni pittori, che lo gareggiavano: il quale tantosto che i cavalli vivi hebbero visto, cominciarono a nitrire, sbuffare, e calpestar coi piedi in atto d’invitarlo a combattere.

1648Publication originale
italienTexte 289 · Source 331

Le meraviglie dell’arte, overo le vite de gl’illustri pittori veneti, e dello stato

Ridolfi, Carlo · p. 7

Nitrirono le cavalle nel veder’ un cavallo da lui fatto in concorrenza d’altri pittori ; e lo stesso fece il cavallo d’Alessandro nel vederlo ritratto, credutolo naturale, che non essendo molto lodato da Alessandro gli disse Apelle, il tuo cavallo intende meglio dell’arte, che te Eliano lib. 2.

1652Publication originale
italienTexte 290 · Source 257

Trattato della pittura et scultura, uso et abuso loro

Ottonelli, Giovanni Domenigo ; Berettini, Pietro · p. 22

voir Zeuxis et Parrhasios

1667Publication originale
italienTexte 291 · Source 109

Vite de' pittori antichi

Dati, Carlo Roberto · p. 87

suit Apelle et Alexandre XVIII. Narrasi un’ altro caso, che veramente non so s’ io mi debba crederlo, almeno io non posso lodarlo. Vide Alessandro in Efeso la propria immagine a cavallo di mano di Apelle: la considerò, ma la lodò freddamente. Un destriero quivi condotto anitrì al dipinto, come avrebbe fatto ad un vero: perlochè Apelle si lasciò scappar di bocca; O Re quanto più s’intende di pittura questo cavallo ! suite : Campaspe

1667Publication originale
italienTexte 292 · Source 109

Vite de' pittori antichi

Dati, Carlo Roberto · p. 128-130

XVIII. Narrasi un’altro caso, che veramente io non s’io mi debba crederlo. Il racconto è d’Eliano Var. St. l. 2 c. 3. Non lo crede ne anche Gio: Freinsemio nel suo supplem. a Curzio l. 2. 6. 29. come cosa non conveniente alla Maestà d’un Re sì grande, e tanto erudito, ne alla modestia d’un pittore si giudizioso. Gio: Scheffero sopra Eliano l.2 c.3 reputa, che questo avvenimento sia il medesimo, che quello il quale da me si riferisce più avanti, quando Apelle s’appellò da gli uomini a’ cavalli. Plin. 35. 10. Ma io l’ho per diverso, non si facendo qui alcuna menzione dell’immagine d’Alessandro. E però da notare, che Apelle non parlò saviamente, ne secondo i fondamenti dell’arte in alcuno de’ due casi, imperciocchè non si dee chiamare meno perito della pittura chi più facilmente si lascia ingannare dall’arte, anzi per lo contrario. E ben più stimabile quell’opera, la quale più facilmente inganna i medesimi, o uomini, o bestie ch’ e’ si sieno; e più assai quella, che inganna gli uomini. Onde Zeusi ingenuamente si confessò vinto da Parrasio, perchè se egli ingannò gli uccelli con l’uva dipinta, Parrasio col finto velo ingannò lui professore. Plinio l. 35. 10. Ne doveva Apelle far si gran conto dell’inganno de’ cavalli, cosa molto più facile, che l’ingannare gli uomini; come non fece molta stima Protogene, della pernice dipinta nella tavola famosa del Satiro, la quale veggendo le pernici addomesticate pigolavano, e la cancellò, perchè s’accorse che il volto stima più queste bagatelle, che la sustanza dell’arte. Strabone l. 14. a 652. E Valerio Mass. appunto nel caso nostro l. 8 c. 11. 4. dopo aver narrato, che la bellezza della Venere di Gnido fatta da Prassitele provocò a libidine un tal giovane, soggiunse. Quo excusabilior est error equi, qui visa picture equae, hinnitum edere coactum est, et canum latratus aspectu picti canis incitatus: taurusque ad amorem, et concubitum aenae vaccae Syracusis nimiae similitudinis irritamento compulsus. Quid enim vacua rationis animalia arte decepta miremur, cum hominis sacrilegam cupiditatem muti lapidis lineamentis excitatam videamus? Celio Rodig. l.2 c. 17 applica ad Apelle quanto dice Valer. Mass. della Cavalla, e del Cane. 

Di si fatti inganni, ed apparenze, veggasi Gio: Paolo Lomazzo l. 3 cap. 1 della Pittura. A gloria dell’arte e dell’artefice debbo sinceramente confessare quanto avvenne a me nel Salone terreno, che è nel Palazzo del Sereniss. Granduca di Toscana mio Signore. Aveva io sentito, che in quella nobile stanza dipinta la maggior parte da Giovanni da S. Giovanni erano alcuni bassirilievi tanto simili al vero, che ingannavano chiunque gli riguardava. Con tale avviso vi entrai la prima volta per riconoscere quali fossero, e quelli veggendo, e veri credendoli, andava attentamente ricercando i finti, giacchè tra essi alcuno non mi si presentava al guardo, che vero non mi paresse. Mi accostai adunque pian piano al muro quand’io mi credetti d’esser meno osservato, per chiarirmi se veramente avevan rilievo, e allora m’accorsi, che, nonostante il precedente avvertimento, era anch’io restato all’inganno.

1667Publication originale
italienTexte 293 · Source 109

Vite de' pittori antichi

Dati, Carlo Roberto

Fu veramente eccellentissimo in dipigner cavalli, avendo come udito abbiamo rappresentati sopra essi molti principi, e soldati grandi. Plin. 35. 10 Ma ciò meglio si conobbe in quello, ch’egli dipinse a concorrenza, quando accortosi che gli emuli avevano il favore de’ giudici, s’appellò dagli uomini alle bestie, e facendo vedere a’ cavalli vivi, e veri l’opere di ciascheduno artefice, essi solamente anitrirono a quel d’Apelle: laonde fu sempre mostrato in prova di sua grand’ arte. Mars. fic. d. immort. d’an. l. 13. c. 3. Il che quanto portò di reputazione ad Apelle, tanto recò di vergogna a gli uomini appassionati, che in far la giustizia restarono addietro a gli animali senza ragione.

1669Publication originale
latinTexte 294 · Source 163

C. Plinii Secundi Naturalis historiae, Tomus Primus- Tertius. Cum Commentariis & adnotationibus Hermolai Barbari, Pintiani, Rhenani, Gelenii, Dalechampii, Scaligeri. Salmasii, Is. Vossii, & Variorum. Accedunt praeterea variae Lectiones ex MSS. compluribus ad oram Paginarum accurate indicatae

Pline (Gaius Plinius Secundus); Gronovius, Johann Friedrich (Johannes Federicus) · p. 587

Est et equus ejus, sive fuit, pictus in certamine : Quod judicium ad mutas quadripedes.] Scribendum potius, quo judicio ad mutas quadrupedes. Pint.quod judicium ad mutas quadripedes provocavit ab hominibus. Namque ambitu æmulos prævalere sentiens singulorum picturas inductis equis ostendit : Apellis tantum equo adhinnivere.]  De equa id Valerius c. II lib. 8. Tacito nomine pictoris, Ælianus cap. 3. lib. 2.Apellis tantum equo adhinnivere, idque postea semper illius experimentum artis ostentaretur.

1669Publication originale
latinTexte 295 · Source 349

Graphice, id est, de arte pingendi liber singularis, cum indice necessario

Scheffer, Johannes · p. 3

Quid lusum alipede alipedem, cum verus adhinnit

Efficto ? pictusque canis, dum pendulus aurem

Spirat ab arte, canes belle an non decipit ipsos ?

1674Publication originale
françaisTexte 296 · Source 250

Le Grand Dictionnaire historique, ou mélange curieux de l'histoire sacrée et profane

Moréri, Louis

voir aussi Apelle Antigone Apelles fit divers ouvrages dont les anciens auteurs ont parlé avec grande estime, comme du portrait d’Antigonus qu’il fit de profil pour cacher un defaut que ce Roy avoit par la perte d’un œil, d’un cheval tiré tellement au naturel quel les jumens hannissoient en le voyant, et diverses autres pieces.

1678Publication originale
néerlandaisTexte 297 · Source 175

Inleyding tot de hooge schoole der schilderkonst

Hoogstraten, Samuel van · p. 164

Voorwaer nae den mensch vind men geen dier, waer in meerder schoonheyt, ’t Paert van Appelles als in een Paert, gevonden wort. Veel groote meesters hebben zich beylyticht paerden om prijs te schilderen, onder anderen Apelles, tegen eenige Schilders, die tegen hem wedden, wie den anderen hier in zouw overtreffen: maer hy, vreezende dat de gunstelingen zijner wederstrevers hem zijnen verdienden prijs mochten ontwijzen, en die aen een ander toeleggen, verkoos liever het oordeel der beesten, als der menschen: want hy liet vooreerst de geschilderde paerden der andere in’t gezicht van leevende paerden stellen, die daer gansch geen werk van maekten, maer zoo dra hy het zijne hervoorbracht, en op de plaets stelde, zoo begosten de levende paerden te briesschen;’t welk hem de verwinning gaf, en een eeuwigen naem maekte. Noch zeytmen dat Calanis in’t afbeelden der Paerden niemant zijns gelijk hadt. Rubens en van Dijk hebben een Paert wel te maken niet minder als eenich beelt geacht. 

françaisTraduction 298

Hoogstraten, Samuel van — Inleyding tot de hooge schoole der schilderkonst

En vérité, après l’homme, on ne trouve pas d’animal où il y ait davantage de beauté que le cheval. Beaucoup de grands maîtres se sont ingéniés à peindre des chevaux afin de remporter une récompense. Ce fut le cas, parmi d’autres, d’Apelle, qui concourut contre quelques peintres afin de savoir lequel surpasserait les autres dans ce domaine. Mais craignant que les zélateurs de ses concurrents pussent lui ravir le prix qu’il méritait et l’offrir à un autre, il préféra le jugement des bêtes à celui des hommes. En effet, il mit tout d’abord les chevaux par les autres devant les yeux de chevaux vivants qui n’en firent aucun cas. Mais dès qu’il les amena et les installa devant les siens, les vrais chevaux commencèrent à hennir. Ceci lui permit de remporter la victoire et de se forger un nom éternel, encore que l’on dise que Calamis n’avait pas son pareil pour représenter les chevaux. Rubens et Van Dyck ont considéré que de bien faire un cheval n’était pas moins important que de bien faire toute autre figure.

1678Publication originale
néerlandaisTexte 299 · Source 175

Inleyding tot de hooge schoole der schilderkonst

Hoogstraten, Samuel van · p. 170

Wy hebben een weynich hier vooren van het oordeel der paerden over Apelles Schilderye gesproken, en eeven nuiets van de geyten geroert, maer ik zal, om mijn algemeene als ook byzondere plicht te voldoen, hier een geytenoordeel <>  Schildery instellen. Het gebeurde dan, dat mijn vader Theodoor in een Bacchanalia een geyte na’t leeven schilderde, welke ik, noch zeer jong zijnde, voor hem vast
hield, met behulp van touwen en koorden, om haer in bequaeme stand te
onderhouden, ’t welk ik met grooten arbeyt ten eynde toe uithielt: maer de
geschilderde geyte nu byna gedaen zijnde, en mijn vader het stuk, dat al reedelijk
groot was, wat uit de hand zettende, om het zelve eens van verre te zien, zoo gevielt,
dat de geyte by geval de geschilderde ook gewaer wiert, waer over zy, als in
gramschap uitberstende, uitspatte, breekende de touwen, en my ter aerde werpende,
vloogse met zulk een gewelt tegens de hoornen van haer geschilderde zuster aen,
 dat zy den doek door scheurde, en de Schildery verdorf; tot verdriet van hem, die
zijn vlijt daer in zoo loflijk had betoont. Maer zeker deze Schildery zouw om dit
voorval waerdich geweest zijn te bewaeren, ja was alleen genoeg geweest om den
meester in onsterflijke gedachtenis te brengen, had hem de roemzucht zoo wel, als
de stille deugt, ter herten gegaen. Want waerom zoude men dit geytbedriegen minder achten, dan het patrijsbedriegen van Protogenes?

françaisTraduction 300

Hoogstraten, Samuel van — Inleyding tot de hooge schoole der schilderkonst

Nous avons dit un peu plus tôt de quelle façon des chevaux ont jugé les peintures d’Apelle et parlé même, à l’instant, des chèvres. Mais, pour remplir mon devoir, aussi universel que particulier, je dois parler ici de la façon dont une chèvre a jugé une peinture. Voilà ce qui s’est passé. Mon père Theodoor a voulu peindre une chèvre sur le vif pour une bacchanale. Alors que j’étais très jeune, il me demanda donc de tenir fermement cette chèvre, grâce à des tirants et des cordes, afin de faire en sorte qu’elle conservât l’attitude qui convenait, ce que je suis parvenu à faire au prix de nombreux efforts. Mais tandis que la chèvre peinte était presque achevée et que mon père s’était assis plus loin afin de l’envisager dans son ensemble, car elle était assez grande, la chèvre aperçut par hasard la chèvre peinte contre laquelle, comme éclatant de colère, elle bondit aussitôt. Elle arracha ses cordes, me jeta à terre et bondit avec une telle violence contre les cornes de sa sœur peinte qu’elle déchira la toile et gâcha la peinture, à la grande tristesse de celui qui y avait si louablement montré son zèle. Mais, pour cet incident, cette peinture aurait sans doute mérité d’être conservée et aurait même suffi, à elle seule, à graver le nom de son maître dans toutes les mémoires, si l’ambition de celui-ci lui avait tenu autant à cœur que la paisible vertu. En effet, pourquoi considèrerait-on cette façon de tromper une chèvre inférieure à celle dont Protogène a trompé les perdrix, lui dont les perdrix peintes firent crier les vivantes que l’on rapprocha tout près d’elles ?

1679Publication originale
françaisTexte 301 · Source 832

Entretiens sur la vie et les ouvrages des plus excellens peintres anciens et modernes, vol. 3

Félibien, André · p. 6-7

voir aussi Apelle tétrachromie N’est-ce pas aussi, dit Pymandre, que nous n’avons plus aujourd’huy toutes les couleurs dont les anciens se servoient : car vous sçavez que l’on a parlé avec tant d’estime de leurs tableaux, que mesme quelques-uns en ont écrit des choses prodigieuses et surprenantes ; ce qui fait penser qu’ils devoient avoir quelque secret particulier pour faire de tels miracles ; comme quand Appelle peignit une cavalle qui paroissoit si vraie que les chevaux hannissoient après.

1685Publication originale
anglaisTexte 302 · Source 5

Painting Illustrated in Three Diallogues, Containing Choice Observations upon the Art

Aglionby, William, · p. 17

voir aussi Zeuxis et Parrhasios Zeuxis painted grapes, so that the birds flew at them to eat them. Apelles drew horses so such a likeness, that upon setting them before live horses, the live ones neighed, and began to kick at them, as being of their own kind.

1685Publication originale
latinTexte 303 · Source 309

Caii Plinii Secundi Naturalis historiae libri XXXVII. Interpretatione et notis illustravit Joannes Harduinus,... in usum Serenissimi Delphini

Pline l’Ancien; Hardouin, Jean · p. 213-214

Est et equus ejus, sive fuit, pictus in certamine, quod judicium ad mutas quadripedes provocavit ab hominibus. Namque ambitu aemulos praevalere sentiens singulorum picturas inductis equis ostendit : Apellis tantum equo. Valerius Max. lib. 8. cap. xi. pag. 400. Quo excusabilior est error equi, qui visa pictura equae, hinnitum edere coactus est.Apellis tantum equo. Valerius Max. lib. 8. cap. xi. pag. 400. Quo excusabilior est error equi, qui visa pictura equae, hinnitum edere coactus est.

Interpretatio.

In certamine. In picturae certamine cum sociis artis.

Quod judicium. In quo certamine judices habere quadrupedes, quam homines, maluit.

Inductis. Quos in medium et veluti in scenam induxerat.

1687Publication originale
françaisTexte 304 · Source 82

Traité de la peinture

Catherinot, Nicolas · p. 7

voir aussi Apelle irreprésentable Apelle peignit si heureusement une cavale, que les chevaux en estoient en chaleur. Le même peignit les esprits, les passions, les tonnerres et les foudres. Le même peignit deux hommes, l’un depuis la teste jusqu’au nombril et l’autre depuis le nombril jusqu’aux pieds, et personne ne put achever ces deux figures. Voyez de semblables exemples chez Pline.

1694Publication originale
latinTexte 305 · Source 846

De pictura veterum

Junius, Franciscus · p. 186-187

Praecipuum tamen in hoc motu est, ut fictae pictae res cum ipsius naturae veritate certare videantur, plenae animi, plenae spiritus, plenae veritatis. […] Recte Longinus Περὶ ὕψως, §. 19: Τότε ἡ τέχνη τέλειος, ἡνίκ’ ἄν φύσις εἴναι δοκῇ: tunc ars est perfecta, quando natura esse videtur. Intellexit hoc Apelles, equo in certamine picto: etenim arti suae fidens, sed iniquorum hominum judiciis diffidens, ad mutas quadrupedes ab hominibus confugit. Namque ambitu aemulos praevalere sentiens, singulorum picturas inductis equis ostendit: Apellis tantum equo adhinnivere: idque postea semper illius experimentum artis ostentatur, Plin. XXXV, 10. Ælianus var hist. lib. II, cap. 3 ; Val. Max. liv. VIII, cap. 11, de equo tale quid, suppresso tamen pictoris nomine, retulit. Contra vero quoquot minus sidebant se virtutem hanc assecutos, quam longissime picturas suas a veris, quas expresserant, animantium formis removebant. Ὁ ζωγραφήσας τοῦς ἀλεκτρυόνας ἀθλίως, ἐκέλευσε τὸν παῖδα τοῦς ἀληθινοὺς ἀλεκτρύονας ἀποσοβεῖν ἀπωστάτω τοῦ πίνακος : Ille qui misere admodum gallum pinxerat, jussit famulum longe a pictura repellere veros gallos, Plutarch. de discr. adult. & amici.

1697Publication originale
françaisTexte 306 · Source 38

Dictionnaire historique et critique

Bayle, Pierre · p. 299-300

Note D. On pourroit me persuader plus facilement la liberté dont on ditIdem Aelian. l. 2 c. 3. qu’Apelles usa envers Alexandre dans une autre rencontre. Alexandre ayant examiné son portrait qu’Alexandre venait de faire, ne le loüa point selon son mérite. Peu après on fit venir un cheval qui hennit à la vue du cheval du même portrait comme s’il eût vu un vrai cheval. Sire, dit alors Apelles à Alexandre, on diroit que ce cheval se connoît mieux en peinture que ne fait vôtre Majesté. Mais pour dire franchement ce que j’en pense ; je trouve tout cela trop dur, trop grossier et trop brutal, pour l’attribuer à un peintre qu’on me représente ailleurs comme un homme doux, civil et poli. Il faut être ou sur le pied de bouffon dans une cour, ou avoir cette humeur bizarre et capricieuse que l’on voit assez souvent dans les artistes les plus consommez, il faut, dis-je, recourir à l’une ou à l’autre de ces deux suppositions, pour croire ce que l’on conte d’Apelles non seulement envers Alexandre, mais aussi envers ce Megabyze que l’or et la pourpre faisoient respecter. 

Le discours d’Apelles à Alexandre au sujet du cheval qui avait henni, est plus honnête dans les traductions de quelques savans, qu’il ne l’est dans l’original ; mais cette addition d’honnêteté ne leur fait gueres d’honneur : c’est une faute, c’est une ignorance. Voyons le grecAelian. l. 2 c. 3. : ̓Αλέχανδρος θεασάμενος τὴν ἐν ᾿Εφέσῳ εἰκόνα ἑαυτοῦ τὴν ὑπο Ἀπελλοῦ γραφεῖσαν οὐκ ἐπῄνεσε κατὰ τὴν ἀξίαν τοῦ γράμματος. Εἰσαχθέντος δὲ τοῦ ἳππου καὶ χρεμετίσαντος πρὸς τὸν ἳππον τὸν ἐν τῇ ἐικόνι ὡς πρὸς ἀληθινὸν καὶ ἐκεῖνον, ὦ βασιλεῦ (εἶπεν ὁ Ἀπελλῆς) ἀλλ’ ὅγε ἵππος ἕοικέ σου γραφικώτερος εἶναι κατὰ πολύ. Voici de quelle manière ÉrasmeIn Apophteg. rapporte ce fait : Apud Ephesum cum Alexander conspectam effigiem ui corporis ad vivum magna arte expressam admiraretur, atque interim forte equus inductus picto in eadem tabula equo adhinniret, deceptus imitatione, Apelles, equus, inquit, ô Rex, multo melius expressus est quam tu. Je laisse là les circonstances qu’Érasme rapporte sans les avoir trouvées dans Élien, je m’arrête à la reflexion qu’il fait faire au peintre : Sire j’ai beaucoup mieux reüssi à peindre vôtre cheval qu’à peindre vôtre Majesté. Ce n’est point le sens du grec ; un savant critiquePaulus Leopardus Emendationum l. 12 c. 4. a montré que γραφικός signifie un homme qui entend la peinture, et il a convaincu par là Coelius Rhodiginus et Erasme d’avoir très-mal rapporté cette histoire. Je m’étonne que Pline l’ait ignorée, lui qui rapporte quelque chose touchant le hennissement d’un cheval. Voyez ci-dessous la remarque M.

M. Moreri […] n’a pas bien rapporté ce qui concerne (K) la peinture d’un cheval. 

Note K. Les anciens auteurs ont parlé avec grande estime, dit M. Moreri, d’un cheval tiré tellement au naturel par Apelles, que les juments hennissoient en le voyant. Je ne pense pas qu’aucun ancien écrivain ait dit cela ; mais voici ce que Pline nous apprendLib. 35 pag. 213.. Est et equus eius, sive fuit, pictus in certamine, quo iudicium ad mutas quadripedes provocavit ab hominibus. namque ambitu praevalere aemulos sentiens singulorum picturas inductis equis ostendit: Apellis tantum equo adhinnivere, idque et postea semper evenit, ut experimentum artis illud ostentaretur. Cela veut dire qu’Apelles disputant contre quelques autres à qui peindroit mieux un cheval, et se defiant de l’intégrité des juges, aima mieux commettre sa cause à la decision des bêtes ; on fit entrer des chevaux ; ils ne hennirent qu’à la vuë de l’ouvrage d’Apelles. Quelques-unsShefferus in Ælien. Var. hist. l. 2 c. 3. croyent que le conte d’Élien n’est qu’une corruption de celui-ci ; c’est-à-dire qu’ils croyent que ce qui se passa entre Apelles et les juges du prix, lorsque ce peintre prefera le jugement d’un cheval au leur, a donné lieu de conter qu’il avoit dit à Alexandre que son cheval s’entendoit mieux en peinture que lui. D’autresCarlo Dati, pag. 128. croyent que ce sont deux aventures toutes differentes. Pour moi j’ai déjà fait connoître mon petit avis, qui est qu’il faut regarder comme une fable l’historiette rapportée par Élien. Le silence de Pline dans une occasion si belle de parler me confirme dans mon sentiment. Pline se seroit-il tû sur de tels faits lors qu’il raportoit l’autre aventure, où Apelles avoit apellé du jugement des arbitres, au jugement des chevaux ? Carlo DatiCarlo Dati ibid. p. 129 a observé que dans aucun de ces deux cas Apelles n’avoit parlé en habile peintre, puisqu’il avait supposé que plus on était connoisseur, plus on prenoit la figure pour l’objet même. Mais il faloit prendre garde que cette censure ne peut point tomber sur l’événement que Pline raporte ; car Apelles ne preferoit le jugement des chevaux à celui des hommes, que parce qu’il voyoit que la brigue de ses rivaux avoit corrompu les juges. La remarque de Carlo Dati est très-bonne quant au fond : il est plus facile de tromper ceux qui ne se connoissent pas en tableaux, que de tromper ceux qui s’y connoissent. Il cite Jean-Paul Lomazzolib. 3 cap. 1 della pittura. : on peut citer désormais M. PerrautParallèle des anciens et des modernes, dialog. 2 p. 136., qui a très bien refuté les conséquences que l’on tire à l’avantage des anciens peintres, de ce qu’ils trompoient les hommes et les bêtes.

1715–1724Publication originale
espagnolTexte 307 · Source 266

El museo pictórico y escala óptica

Palomino, Antonio · vol. 1, p. 332

voir aussi: Apelle Cheval; Protogène Satyre; Zeuxis et Parrhasios Volaron también las aves a las pintadas uvas de Zeuxis; y éste se engaño del velo pintado de Parrasio. Las perdices volaron a la que pintó Protógenes en la isla de Rodas. El terror del dragón, pintado en el Triunvirato hizo callar las aves, que interrumpían el sueño a Lepido. Volaron los cuervos a sentarse sobre la tejas pintadas en el teatro de Claudio Emperador. A el pintado caballo de Apeles, relinchaban las yeguas: y el cade su dueño. Y siendo, como es, la Pintura imitación del natural, no puede negarse, llegaría a lo sumo de su perfección; pues pudo lograr lo fingido créditos de verdadero.

1725Publication originale
françaisTexte 308 · Source 131

Histoire de la peinture ancienne, extraite de l’Histoire naturelle de Pline, liv. XXXV, avec le texte latin, corrigé sur les mss. de Vossius et sur la Ie ed. de Venise, et éclairci par des remarques nouvelles

Durand, David · p. 75-76

Sa CAVALE On a eu de lui, et peut-être l’a-t-on encore, une cavale si bien peinte, dans un combat de pinceau, qu’il en apella à la décision des bêtes, dès qu’il s’aperçut que les hommes, qui en devoient juger, avoient eu la faiblesse de laisser briguer leurs suffrages par ses rivaux. Il fit donc venir de vrais chevaux au spectacle, qui, ayant paru froids devant les tableaux de ses concurrens, commencerent à hennir de toute leur force, les uns après les autres, devant le sien, commme s’ils avoient reconnu leur semblable. Et depuis ce tems-là, on a toûjours rappelé la même experience, comme infaillible en pareil cas.

Notes au texte latin, p. 272 :

(X) Apellis tantum equo adhinnivere. Val. Maxime donne à entendre que c’étoit une cavale: quo excusabilior est error equi, qui visa pictura equae, hinnitum edere coactus est. Félibien l’a suivi. L’ed. de Venise lit ainsi : Apellis tantum equo adhinnivere, utque et postea semper hujus experimentum artis ostentaretur : mais je suis pour la leçon commune.

1730Publication originale
italienTexte 309 · Source 269

Vite de’ pittori, scultori, ed architetti moderni

Pascoli, Lione · p. 73-74

voir le reste dans Zeuxis et Parrhasius Dovreste saper parimente, che Apelle coloriva così maestrevolmente, e con tanta naturalezza gli animali, e particolarmente i cavalli, che esposti alla pubblica vista, gli altri cavalli in passando nel vederli anitrivano. E questo seguì in Efeso, quando dipinse l’immagine equestre del mentovato Alessandro. Ed altrove adivenne, quando a concorrenza d’altri pittori ne dipinse un altro, e perché accorto s’era, che gli emuli avevano il favore de’giudici, s’appellò dal giudizio degli uomini a quello de’ brutti.

1730–1738Publication originale
françaisTexte 310 · Source 336

Histoire ancienne, tome XI, livre XXIII

Rollin, Charles · p. 182-183

Pline parle d’un de ses tableaux, qui devoit être d’une grande beauté. Il l’avoit fait pour une dispute publique entre les peintres : le sujet qu’on leur avoit proposé étoit une cavale. S’apercevant que la brigue alloit faire adjuger le prix à quelqu’un de ses rivaux, il en appela du jugement des hommes à celui des animaux, muets, mais plus équitables que les hommes. Il fit présenter les tableaux des autres peintres à des chevaux qu’il avoit fait venir exprés, qui demeurérent immobiles devant ces premiers tableaux, et ne hannirent que devant celui d’Apelle. suite : Vénus anadyomène

1752–1753Date de rédaction
françaisTexte 311 · Source 90

« Réflexions sur quelques chapitres du XXXVe livre de Pline »

Caylus, Anne-Claude Philippe de Tubières, comte de · p. 167-168

J’ai trop bonne opinion de l’esprit et du caractère d’Apelle, pour croire que voulant prouver la beauté du cheval qu’il avait peint, il ait voulu le faire juger par des chevaux, dont le hennissement le fit triompher. À la réserve des oiseaux, qui peuvent se tromper dans les ciels, les animaux pourroient plus facilement être frappés de la sculpture que de la peinture. Cette discussion serait inutile ici ; mais la conduite attribuée à Apelle dans cette occasion me paroît un de ces traits répandus pour l’agrément du sujet, et pour flatter l’opinion de ceux qui en étoient persuadés ; Pline étoit sans doute trop éclairé pour en rien croire intérieurement.

10 novembre 1753Date de rédaction
françaisTexte 312 · Source 85

« De la peinture ancienne »

Caylus, Anne-Claude Philippe de Tubières, comte de · 252-253

J’ai trop bonne opinion de l’esprit et du caractère d’Apelle pour croire que, voulant prouver la vérité de l’imitation dans un cheval qu’il avait peint, il ait voulu le faire juger par des chevaux, dont le hennissement le fit triompher. À la réserve des oiseaux que nous avons vu souvent se tromper à des percées de cielOn en a vu de grands exemples à Ruel, dans la maison du cardinal de Richelieu. Le Maire avait peint une arcade qui laissait voir un ciel si bien imité que les oiseaux croyaient que l’arcade était percée et que rien ne les empêchait de la traverser ; aussi, on en a vu plusieurs fois tomber morts ou étourdis pour s’être frappés la tête contre les murs., les animaux ne sont pas si bêtes que les hommes le croient par vanité et par amour propre. Je suis persuadé qu’ils pouvaient être plus aisément frappés des figures de ronde-bosse que de la peinture ; celle-ci exige trop d’illusion à la fois. Quoiqu’il en soit, la conduite attribuée à Apelle dans cette occasion me paraît un de ces traits que Pline a répandu dans son histoire ou pour égayer son sujet, ou pour flatter l’opinion de ceux qui étaient persuadés de ces espèces de singularités. Il ne faut point oublier que le nombre en était grand, du moins chez les Romains pour lesquels Pline écrivait. suite : Apelle Vénus inachevée

7 avril 1753Date de rédaction
françaisTexte 4550 · Source 908

Traité de peinture, lu le 7 avril 1753 à l’Académie royale de peinture et de sculpture

Galloche, Louis · p. 90

Pendant que nous traitons des aimables tromperies des grands peintres de l’Antiquité, il ne serait pas juste de passer sous silence le trait ingénieux que Pline nous apprend de l’incomparable Apelle dans une dispute entre les peintres. Le sujet proposé était une cavale. Il fit son tableau, dont le succès extraordinaire prouve la supériorité, mais, apercevant que la brigue allait faire adjuger le prix à quelqu’un de ses rivaux, il pré­féra le jugement des animaux, plus équitable que celui des hommes. En sorte qu’il fit présenter les tableaux des autres peintres à des chevaux qu’il avait fait venir exprès, qui, étant demeurés immobiles devant ces premiers, ne hennirent ensuite que devant celui d’Apelle.

3 décembre 1763Date de rédaction
françaisTexte 4551 · Source 909

"Nouvelle version du Traité de peinture de Louis Galloche", lue le 3 décembre 1763 à l’Académie royale de peinture et de sculpture

Galloche, Louis; Cochin, Charles-Nicolas · p. 811

Puisque nous traitons des aimables tromperies des peintres de l’Antiquité, il ne serait pas juste de passer sous silence le trait ingénieux que Pline nous apprend de l’incom­parable Apelle. Dans un combat d’émulation entre ces grands hommes, dont le sujet proposé était la représentation d’une cavale, s’apercevant que la brigue allait faire adjuger le prix à quelqu’un de ses rivaux, il préféra le jugement des animaux, comme plus équitable que celui des hommes. Il fit présenter les tableaux des autres peintres à des chevaux qu’il avait fait venir, ils demeurèrent immobiles devant ces premiers et ne hennirent que devant celui d’Apelle.

1768Publication originale
françaisTexte 313 · Source 120

Dictionnaire portatif des faits et dits mémorables de l’histoire ancienne et moderne, tome 2

· p. 119

suit Apelle Alexandre au foudre Alexandre, examinant à Ephèse son portrait peint par Apelle, ne le loua pas autant que l’excellence de l’ouvrage le méritoit ; mais le cheval de ce prince, voyant le cheval peint, hennit aussi-tôt : « En vérité, Seigneur, dit Apelle, ce cheval paroît se connoître mieux que vous en peinture. » suite : Apelle et Protogène

1772Publication originale
françaisTexte 314 · Source 136

Traduction des XXXIV, XXXV et XXXVI livres de Pline l’Ancien, avec des notes

Falconet, Etienne · p. 165

Il existe, ou il exista de lui, un cheval qu’il avoit peint pour un concours, dans lequel il apella du jugement des hommes à celui des quadrupèdes : car, s’apercevant que la brigue l’emportoit, il fit présenter à des chevaux les tableaux de tous ses concurrents, mais les chevaux ne hennirent qu’à la vue de celui d’Apelles, et depuis on a toujours vanté cette épreuve de son art (58)

Notes, t. I, p. 371-372 : (58) On vantoit donc de grandes puérilités, ou ces chevaux-là avoient tout ce qu’il faut pour être bons juges : ils connoissoient la justesse des proportions et de l’action, l’exactitude des formes, celle de l’expression, les finesses d’imitation, en un mot, tout ce qui distingue un ouvrage supérieur d’un bon ouvrage ; car les concurrents d’Apelles n’étoient pas de mauvais peintres, cum eadem aetate maximi pictores essent, dit Pline. Ce conte est raporté autrement dans Élien : c’est qu’il n’est qu’une des historiettes populaires dont on enrichit volontiers l’histoire des artistes, qui varient à mesure qu’elles s’éloignent, et selon les différents gazetiers qui s’en emparent. Je craindrois bien que les trois traits ou les cinq lignes d’Apelles et de Protogènes n’eussent été admirés par les artistes comme on a vanté le jugement des chevaux, et que l’un et l’autre ne vînt de personnes également dignes de foi. Les personnes qui répètent cruëment ces sotises et qui les écrivent, savent ou doivent savoir, qu’elles font hausser les épaules aux artistes. Elles ne prennent donc cette peine que pour le public ? Elles veulent donc que ce public soit stupide toutes les fois qu’il s’agira de l’art, d’en raisonner ou d’en vouloir juger ? Elles fournissent donc perpétuellement au public un nouvel aliment pour entretenir l’ignorance et la déraison ? Cela n’est ni beau ni honnête, Mr. de Jaucourt a été plus sage, il n’a pas raporté ce conte plat. Il est vrai que Mr. de Caylus le rejette ; mais il assure que Pline étoit sans doute trop éclairé pour en rien croire intérieurement. Mém. de l’Académ. tom. 25 p. 168. Ainsi quand un écrivain, quel qu’il soit, aura produit une méprise, une erreur, une contradiction, une absurdité, un fait ridicule ou faux, dans un ouvrage sérieux, on pourra dire que cet écrivain est trop éclairé pour en rien croire intérieurement ; et ce diction s’apellera un puissant moïen pour s’acheminer à la vérité et à la connaissance des procédés des artistes.

1776Publication originale
françaisTexte 315 · Source 475

Anecdotes des beaux-Arts, contenant tout ce que la peinture offre de plus piquant chez tous les peuples du monde

Nougaret, Pierre Jean Baptiste ; Leprince, Thomas · p. 174

Élien est encore moins croyable lorsqu’il nous dit qu’Apelle, piqué du jugement qu’avait porté Alexandre sur un de ses ouvrages, où ce héros était représenté à cheval, introduisit dans son atelier un cheval vivant, qui en voyant le tableau se mit à hennir, d’où le peintre avait pris occasion de dire : « Ô roi ! voilà un cheval qui se connaît en peinture beaucoup mieux que vous. » Conte absurde, indécent, grossier, qu’on est surpris de trouver dans un auteur grec, et que j’ai honte de rapporter.

1788–1791Publication originale
françaisTexte 316 · Source 958

article « Peinture chez les Grecs », Encyclopédie méthodique. Beaux-Arts

Watelet, Claude-Henri ; Levesque, Pierre-Charles · p. 647

Le cheval d’Alexandre hennit par hazard devant un portrait de ce prince fait par Apelles, et dont le héros n’étoit pas content. « Votre cheval, lui dit le peintre, se connoit mieux que vous en peinture. » suite : Apelle et Protogène

Iconographie

Œuvres associées

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Références

Bibliographie liée

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